Emozioni primarie e secondarie
Una distinzione che emerge dalla letteratura sulle emozioni è quella tra “emozioni primarie” ed “emozioni secondarie”.
La maggior parte delle ricerche empiriche riporta dati su specifiche emozioni come la paura, la rabbia, la tristezza o la gioia, indicate come primarie. Mentre meno numerose sono le ricerche su emozioni non primarie, quali la vergogna, la colpa, l’orgoglio, l’imbarazzo, il rammarico, e simili, indicate come secondarie o complesse.
Questa distinzione è molto antica e risale alla tradizione filosofica, dalla quale le emozioni primarie erano generalmente considerate il fondamento di tutta la vita umana. Recentemente ci si è soffermati su questa distinzione in conseguenza dello sviluppo di un filone di ricerca sull’espressione facciale delle emozioni (vedi Ekman, 1982,b).
Secondo i risultati di queste ricerche esistono elementi costanti nell’espressione emozionale umana, che si ritrovano in tutte le culture e corrispondono ad un ristretto gruppo di emozioni, indicate generalmente in numero di sei: rabbia, disgusto, paura, tristezza, gioia, sorpresa. L’universalità delle espressioni facciali di queste emozioni è stata considerata un importante sostegno empirico a teorie come quella di Tomkins (1962), Izard (1977) e di Ekman, che, ispirandosi alle tesi di Darwin in L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali del 1872, sostengono che l’esperienza emozionale è radicata nel biologico ed è legata più alla memoria filogenetica che all’apprendimento individuale (Galati, 1993).
Queste teorie, chiamate teorie differenziali o discrete, sostengono che alcune risposte emozionali di base, cioè le emozioni primarie, si sono evolute per fornire risposte di adattamento efficaci ai problemi posti dall’ambiente. Queste emozioni, inoltre, costituiscono le componenti elementari a partire dalle quali si costruiscono tutte le emozioni secondarie.
Contrapposte alla teoria delle emozioni primarie e discrete, sono le teorie componenziali delle emozioni, che prendono come riferimento teorico i modelli della psicologia cognitiva. Secondo questo punto di vista non esistono emozioni primarie innate intese come unità elementari a partire dalle quali si costruiscono le emozioni secondarie o complesse, ma le emozioni sono concepite come composti di diversi elementi (fisiologici e mentali) che possono comparire in più di un’emozione e anche in stati psicologici diversi dalle emozioni.
Il loro sviluppo non è conseguenza di schemi di risposta legati a componenti innate, ma un effetto dell’apprendimento individuale e di modelli di comportamento socialmente condivisi. Per esempio, secondo la teoria di Shachter e Singer (1962), sviluppata poi da Mandler (1984), l’emozione è la risultante di due componenti: l’attivazione fisiologica e i processi cognitivi. La prima si può considerare, coerentemente alla teoria di Cannon (vedi sopra), una risposta di preparazione all’azione; i processi cognitivi, invece, guidano e strutturano la risposta comportamentale.
Secondo una formulazione più recente della teoria, quella di Ortony e Turner, non esistono emozioni primarie, e tutte le emozioni sono la risultante di diverse valutazioni che producono specifiche risposte fisiologiche, espressive, comportamentali. L’emozione è quindi concepita, secondo queste teorie, come una forma di risposta non innata, ma guidata da processi di elaborazione dell’informazione (appraisal).
Una terza prospettiva è la concezione dimensionale delle emozioni, secondo la quale l’esperienza emozionale si struttura non sulla base di emozioni primarie, ma a partire da strutture generali di organizzazione della risposta, come la tendenza all’avvicinamento o all’allontanamento, la valutazione della piacevolezza o della spiacevolezza degli eventi che causano l’emozione.
Quindi, da questo punto di vista le emozioni sarebbero specificazioni di tali modalità generali di risposta che l’individuo impara durante il suo sviluppo, usando le abilità cognitive acquisite nel corso dell’apprendimento sociale. Le emozioni singole sarebbero dunque secondarie rispetto alle dimensioni di organizzazione della risposta, ritenute innate.
Teorie differenziali, componenziali e dimensionali si sono sviluppate parallelamente, dando luogo a numerose ricerche empiriche. I sostenitori delle prime si sono occupati di alcuni aspetti particolari delle emozioni, come le espressioni facciali, che mettono in risalto la specificità delle emozioni primarie. I sostenitori delle seconde si sono dedicati soprattutto allo studio dei sistemi di valutazione legati alle varie emozioni. I sostenitori delle teorie dimensionali si sono applicati in modo specifico nelle ricerche riguardanti l’organizzazione semantica del lessico emozionale.
Galati ci offre un’interessante rassegna in cui vengono analizzati contributi di diversi autori che affrontano il dibattito sull’esistenza o meno delle emozioni primarie (Galati, Le emozioni primarie, 1993).
Vengono considerate diversi quesiti, tra cui: l’espressione facciale e l’espressione vocale delle emozioni insieme ai tratti che, in tutti e due i casi, differenziano tra loro alcune emozioni generalmente definite primarie.
Il problema delle componenti fisiologiche delle emozioni, cioè, in particolare, cosa può essere considerato primario in base ai risultati della ricerca psicofisiologica; il problema di una possibile distinzione tra emozioni primarie ed emozioni complesse a livello neuropsicologico.
Il problema dello sviluppo delle emozioni, considerato da tre punti di vista: ontogenetico, con riferimento alla teoria dello sviluppo emozionale di Lewis (secondo cui è fondamentale lo sviluppo della autocoscienza), filogenetico, con particolare riferimento alle ricerche empiriche riguardanti l’abilità nel codificare i segnali espressivi di natura emozionale svolte sui Primati e al tema dell’interazione emozione-processi cognitivi sia nell’animale sia nell’uomo, e storico-sociale, secondo cui, le emozioni possono essere considerate non solo il frutto dell’evoluzione biologica, ma anche in relazione alle trasformazioni sociali e storiche che contribuiscono a formare la personalità; vengono poi evidenziati altri temi, come quello della conoscenza delle emozioni, il lessico dei termini emozionali, i sistemi di valutazione cognitivi e infine l’auspicio di nuove metodologie utili a comprendere l’esperienza delle emozioni.
Inoltre Galati espone il suo personale contributo, considerando quanto, come già si è detto in sede, nonostante la mole di ricerche svolte nell’ultimo ventennio sulla psicologia delle emozioni, ci siano molte domande di fondo prive di di una risposta soddisfacente. Dice Galati:
… Tutte queste domande possono avere due categorie di risposte in relazione ai dati ai quali esse si richiamano: una si riferisce all’ambito dell’esperienza (l’emozione come esperienza attualmente vissuta), l’altra a quello della conoscenza (l’emozione come rappresentazione mentale dell’esperienza stessa)…
Inoltre, continua, è necessario che la distinzione tra le due categorie venga sempre mantenuta per evitare confusione tra esperienza e conoscenza. In particolare, poi, egli si sofferma sulla conoscenza, illustrando i temi che in questo ultimo ventennio ‘hanno avuto una funzione di organizzatori teorici’, cioè il concetto di emozione, la rappresentazione mentale del significato delle categorie emozionali, le dimensioni semantiche del lessico emozionale e, infine, la valutazione cognitiva di un evento emozionale.
Tutto ciò verrà analizzato con l’intento di sottolineare quegli aspetti rilevanti rispetto al tema delle emozioni primarie.
Dott.ssa Rosanna Cuccia
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