La base biologica delle emozioni

 

psicologia James è stato Il primo che, facendo riferimento ai processi neurofisiologici, ha definito l’emozione in termini operativi come il sentire (to feel) i cambiamenti neurovegetativi che hanno luogo a livello viscerale a seguito dello stimolo elicitante.


’Non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo paura perché tremiamo, non piangiamo perché siamo tristi, ma siamo tristi perché piangiamo’

In tal modo James capovolge l’impostazione della psicologia ingenua, sottolineando la base biologica dell’emozione, che stabilisce l’importanza dell’attivazione fisiologica (arousal) dell’organismo. Insieme a Lange (1885), pensava che le emozioni risultassero dall’azione di schemi di attività del sistema nervoso periferico sul cervello e che le emozioni non fossero altro che la consapevolezza di un cambiamento fisiologico in risposta ad uno stimolo attivante.

James (1894) dunque, partendo da questa teoria, chiamata “teoria viscerale”, sosteneva che i cambiamenti corporei, tra cui l’espressione emotiva, determinassero l’esperienza emotiva e che la percezione di un evento che si sta verificando nella corteccia sensoriale determina cambiamenti corporei, tra cui cambiamenti nell’espressione del volto e nell’attività muscolare e viscerale.

Questa attivazione viene intesa primariamente come riflessa o istintiva. James, inoltre, caratterizzò le risposte fisiologiche sottostanti gli stati emotivi come “quasi infinitamente numerose e impercettibili” (1884, p.250), “riflettenti la natura infinitamente sfumata della vita emotiva” (citato in Ellsworth, 1994, p.223).

Le vivide descrizioni di James di queste risposte includono movimenti espressivi, feedback viscerali, azioni, e “vari ‘spasimi’, ‘fitte’, ‘pienezze’ e ‘formicolii’ che sono difficili da classificare”: una fitta, un dolore nel cuore, un tremore, un brivido lungo la schiena, un inumidirsi degli occhi, un rimescolamento dell’ipogastrio, e inoltre altre migliaia di strani sintomi possono essere provati nel momento in cui la bellezza ci eccita” (James, 1890, p.470; citato in Ellsworth, 1994, p.225) (tratto da Bucci W.,1997, p.121).

Successivamente James rielaborò, semplificando la sua teoria che prese il nome di teoria di James-Lange e che fu criticata per la sua forma semplificata, in particolare per l’affermazione secondo la quale le diverse emozioni sono distinguibili in base a qualità e sequenze specifiche dell’attivazione del sistema nervoso autonomo.

L’ipotesi di James fu dunque a lungo criticata ma dominò per buona parte del ‘900 e fu anticipatrice di ipotesi recentemente formulate (vedi Damasio), nonostante ci si rende conto di quanto abbia bisogno di essere completata in termini scientifici moderni. Per es. James fece riferimento solo a rappresentazioni relative ai visceri e non considerò i muscoli scheletrici come possibile fonte di rappresentazione dei sentimenti, né si preoccupò di considerare il milieu interno.

Purtroppo le concezioni erronee che fanno parte della critica a James sono ancora in circolazione e ostacolano una vera comprensione dell’emozione.

Dott.ssa Rosanna Cuccia

 

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