Mimetismo Batesiano
Un animale innocuo e commestibile può mimetizzarsi in modo da assomigliare ad una specie pericolosa, ad esempio perché velenosa, o comunque non gradita ai predatori.
Questo fenomeno è conosciuto con il nome di mimetismo batesiano, dal nome del suo scopritore Henry Bates, un naturalista inglese del diciannovesimo secolo.
Aposematismo e mimetismo batesiano
Alcune specie pericolose tendono ad assume colorazioni sgargianti, o altri segni distintivi (ad esempio il suono prodotto del serpente a sonagli), che li rendono immediatamente riconoscibili ai potenziali predatori. Questo fenomeno è chiamato aposematismo.
Un predatore che mangia un animale tossico, o dal sapore sgradevole, e dotato di una colorazione particolarmente evidente, imparerà che è meglio non cibarsi nuovamente di quella specie.
La colorazione distintiva faciliterà il successivo riconoscimento della specie pericolosa.
Alternativamente, il riconoscimento potrebbe essere di tipo istintivo e non necessariamente appreso tramite l’esperienza. Cioè alcuni predatori potrebbero sapere in modo innato che non devono cibarsi di animali che presentano una determinata colorazione.
Secondo il mimetismo batesiano, gli animali appartenenti a specie innocue possono assumere i colori, o altre caratteristiche morfologiche, tipiche delle specie pericolose. In modo da aumentare la probabilità di essere evitati dai predatori.
Il mimetismo del falso serpente corallo
Uno degli esempi più noti di mimetismo batesiano è quello del falso serpente corallo (Anilius scytale), un serpente non velenoso, che imita la colorazione del velenoso serpente corallo (Micrurus fulvius). Una delle funzioni della colorazione del serpente corallo sembra essere appunto quella di essere riconosciuto facilmente dai potenziali predatori, che sanno si tratta di un animale da evitare.
Per poter funzionare in modo adeguato, il mimetismo batesiano necessita che le specie imitate ed imitatrici condividano gli stessi luoghi negli stessi tempi, e che i numero di individui pericolosi sia maggiore di quelli non pericolosi.
Altrimenti i predatori non imparerebbero ad associare l’aspetto fisico al pericolo, perchè si nutrirebbero con una certa frequenza di animali innocui con quelle caratteristiche.
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