Lo psicodramma analitico individuativo si discosta un po’ dal modello moreniano, in quanto cerca di coniugare in un’unica teoria aspetti della psicologia junghiana, di quella analitica, dei gruppi e dello psicodramma.
Si abbandona il teatro classico moreniano, utilizzando invece una semplice stanza, in cui le sedie vengono messe in cerchio delimitando al centro lo spazio scenico, lo spazio di terapia.
Anche la seduta ha una struttura differente: spesso non c’è una fase di riscaldamento e dopo una limitata interazione verbale, il conduttore, cioè il terapeuta psicodrammatista porta al gioco (cioè a mettere in scena) un protagonista con una sequenza di alcune scene, da due a cinque di solito, esplorando il suo mondo interno, le storie passate e presenti, connesse al problema presentato.
Il gruppo terapeutico si riduce a 8-12 persone, rispetto a quello moreniano che poteva avere gruppi più numerosi.
Attraverso il gioco psicodrammatico vengono favorite l’azione psichica, la presa di coscienza delle radici storiche del comportamento attuale, l’elaborazione di nuovi punti di vista del problema e la possibile apertura al cambiamento ed a nuove prospettive da cui guardare e vivere la propria esperienza.
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