Nello psicodramma moreniano classico la sessione si articola in tre momenti:
L’azione si svolge di norma su di un palcoscenico, lo spazio terapeutico, rivolta al pubblico-uditorio, che fa da eco al protagonista manifestando le proprie emozioni di fronte alle vicende rappresentate.
Il terapeuta o “direttore” di psicodramma è colui che promuove l’azione, il regista della rappresentazione.
Gli “Io-ausiliari” sono coloro che salgono sul palcoscenico con il protagonista per aiutarlo nei suoi giochi, nelle sue messe in scena, scelti dallo stesso paziente e che possono rappresentare sia fantasmi appartenenti al mondo del protagonista (ad es. un timore, un desiderio, una sofferenza) sia altri significativi della sua vita reale.
Moreno attribuisce un effetto benefico all’espressione corporea, una funzione catartica, sia su chi gioca, sia sugli spettatori, per una presa di coscienza che permette l’avvio verso un’azione di ricostruzione. Con il significato, cioè, di “scarica, sfogo, espressione, liberazione”.
Nello psicodramma, attraverso la rappresentazione, la persona può prendere contatto e comprendere aspetti più profondi della sua realtà psicologica ed esistenziale.
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